[av_heading heading=’La maggior parte delle aritmie cardiache sono innocue, ma in alcuni casi è necessario far intervenire il medico. Scopri in quali e perché.’ tag=’h3′ style=” size=” subheading_active=” subheading_size=’15’ padding=’10’ color=” custom_font=”][/av_heading]

Ne sentiamo parlare spesso e la maggior parte di noi, almeno una volta nella vita, le ha provate. Di cosa stiamo parlando? Delle aritmie cardiache, ovvero delle alterazioni del normale ritmo di contrazione del cuore.

Le aritmie cardiache sono un tema ampio e complesso perché non riguardano solo il numero di battiti cardiaci al minuto, ma anche la propagazione dell’impulso che li genera, in più le manifestazioni aritmiche non sono tutte uguali, al contrario sono numerose e ciascuna presenta dei caratteri particolari, che dipendono dal disturbo patologico responsabile.

Il problema quindi è capire se l’aritmia che si presenta è una forma innocua oppure pericolosa, quali possibilità terapeutiche esistono, e se come pazienti possiamo fare qualcosa per evitarle.

Ma cominciamo dall’inizio. Come funziona normalmente il nostro cuore e quando si verificano le aritmie cardiache?

Il cuore è una pompa che regola la circolazione del sangue rifornendo gli organi di ossigeno ed altre sostanze vitali. Il funzionamento della pompa cardiaca è controllato da un sistema che genera e conduce impulsi all’interno del cuore stesso. Si tratta di impulsi elettrici che inducono il muscolo cardiaco a contrarsi e rilasciarsi ritmicamente con una frequenza di circa 60-80 volte al minuto.

Il segnale elettrico nasce in un gruppo di cellule (il nodo seno-atriale), situato nell’atrio destro. Una sorta di “centralina” che determina la frequenza del battito cardiaco normale. Da qui lo stimolo elettrico si propaga al resto dell’atrio destro e al vicino atrio sinistro sino alla parte inferiore del cuore, i ventricoli. Per arrivare ai ventricoli lo stimolo elettrico deve transitare attraverso una sorta di “cancello”, posto tra gli atri ed i ventricoli, chiamato nodo atrio-ventricolare. Qui il circuito elettrico si divide in due rami, la branca destra e la branca sinistra che portano il segnale ai ventricoli. Una volta giunto ai ventricoli e attivata la contrazione del muscolo cardiaco lo stimolo elettrico si estingue.

Sistema di Conduzione del Cuore - Blog AbanoMed Abano Terme

Tutte le condizioni nelle quali una qualunque parte di questo circuito (ritmo, regolarità, frequenza delle contrazioni…) subisce un’alterazione, vengono definite aritmie.

In generale, non bisogna preoccuparsi se sentiamo una variazione del battito cardiaco; è normale infatti che la frequenza cardiaca vari in condizioni fisiologiche particolari: ad esempio aumenta durante l’esercizio fisico e diminuisce durante il sonno. Così come è un evento comune l’accelerazione del battito del cuore in soggetti particolarmente ansiosi o nei casi di forte stress.

Tuttavia, quando l’accelerazione inizia improvvisamente, dura molto tempo e cessa bruscamente, può essere causata da un’aritmia cardiaca potenzialmente pericolosa. In questo caso si parla di patologia ed è necessario l’intervento di un medico.

Si considerano nella norma variazioni del ritmo cardiaco da 60 a 100 battiti per minuto (bpm). Fuori da questi parametri si parla di aritmia.

I tipi di aritmie comprendono le tachicardie (battiti cardiaci accelerati) o tachiaritmie (oltre ad essere accelerati i battiti sono anche irregolari nel tempo) e le bradicardie (battiti cardiaci rallentati) o bradiaritmie (oltre ad essere rallentati i battiti sono anche irregolari nel tempo).

Quando lo stimolo elettrico nasce da “centraline” anomale, diverse dal nodo del seno, viene chiamato extrasistole, oppure quando non si estingue ma continua ad essere veicolato all’interno del cuore, abbiamo le tachicardie sopraventricolari o ventricolari, a seconda della parte del cuore in cui si localizzano.

Infine, quando lo stimolo elettrico ha difficoltà ad avere origine dal nodo del seno oppure a transitare attraverso il nodo atrio-ventricolare per giungere ai ventricoli, si verificano le aritmie da battito cardiaco “rallentato”, come i blocchi della conduzione cardiaca (senoatriale, atrioventricolare, intraventricolare o di branca).

Avrete intuito che le aritmie sono un gruppo eterogeneo di patologie. In questa sede ci limiteremo ad elencare le principali:

Extrasistoli

Sono le aritmie più comuni, quasi sempre del tutto innocue e spesso asintomatiche. Possono nascere negli atri o nei ventricoli. Si verificano anche nelle persone del tutto sane e sono frequenti in corso di alcune cardiopatie. Possono essere provocate dallo stress o dall’eccessivo uso di bevande contenenti caffeina (caffè, energy drink).

Aritmie sopraventricolari

Le più frequenti sono la fibrillazione atriale, il flutter atriale, la tachicardia parossistica sopraventricolare, la Wolff-Parkinson-White (WPW)

> Fibrillazione atriale e flutter atriale

L’impulso del battito cardiaco in questa aritmia non parte più dal nodo seno-atriale ma dalle aree che circondano lo sbocco delle vene polmonari in atrio sinistro. Le pareti degli atri “fibrillano” e non si contraggono in modo sincrono. Gli atri “battono” ad alta frequenza in maniera completamente caotica (nel flutter invece battono ad alta frequenza ma in modo ritmico). Le cose si complicano quando anche i ventricoli rispondono ad elevata frequenza. La complicanza più temibile della fibrillazione atriale (e del flutter) è l’ictus.

> Tachicardia parossistica sopraventriclare (Tpsv) e sindrome di Wolff-Parkinson-White (Wpw)

È un’aritmia caratterizzata da un’elevata frequenza e che ha inizio e fine improvvise. Si può verificare anche nei giovani, a seguito di uno sforzo fisico importante. Una sua forma particolare è la sindrome di Wolff-Parkinson-White, una condizione nella quale i segnali elettrici atriali passano ai ventricoli attraverso una via accessoria, senza essere “filtrati” dal nodo atrio-ventricolare; per questo motivo la frequenza cardiaca può essere molto elevata; questo tipo di aritmia può essere pertanto pericolosa.

Fibrillazione Atriale - Blog AbanoMed Abano Terme

Aritmie ventricolari

Hanno origine nei ventricoli e possono rappresentare emergenze mediche, come nel caso della tachicardia e della fibrillazione ventricolare. Possono essere causate da eventi ischemici cardiaci.

> Tachicardia ventricolare

È un’aritmia che origina dai ventricoli e che induce un battito cardiaco ritmico molto rapido; può durare per pochi battiti o più a lungo (tachicardia ventricolare sostenuta). Quest’ultima rappresenta un’emergenza medica perché il cuore non riesce a pompare sangue in circolo in modo adeguato e perché può degenerare in fibrillazione ventricolare.

> Fibrillazione ventricolare

È un’aritmia caotica che origina nei ventricoli, che ricevendo segnali elettrici non sincronizzati, non riescono a contrarsi in maniera valida per pompare il sangue in circolo. La morte può intervenire nell’arco di pochi minuti, a meno che non si intervenga con un defibrillatore. La fibrillazione ventricolare si può verificare a seguito di un infarto.

Bradicardia

È caratterizzata da una frequenza cardiaca più bassa del normale (inferiore a 50 battiti al minuto). Questo può far sì che arrivi poco sangue al cervello, causando la sincope (improvvisa perdita di coscienza). Può insorgere a seguito di infarto, per processi legati all’invecchiamento, per alterazione degli elettroliti nel sangue (soprattutto potassio), e per alcuni farmaci cosiddetti “bradicardizzanti”. La bradicardia è tipica delle persone che fanno sport a livello agonistico; questa forma però non rappresenta motivo di preoccupazione.

Principali cause delle aritmie cardiache

Le cause delle aritmie possono essere molteplici. Conoscerle ci può aiutare a prevenirle. Qui di seguito un elenco delle principali:

• Alterazione degli elettroliti nel sangue (in particolare potassio e calcio)
• Scompenso cardiaco, infarto del miocardio
• Alterazioni delle valvole cardiache
• Cardiopatie congenite
• Alterazioni della funzionalità tiroidea (in particolare ipertiroidismo)
• Stress eccessivo (fisico o emotivo)
• Ipertensione e crisi ipertensive
• Diabete
• Sindrome della apnea notturna
• Pericarditi e miocarditi
• Abuso di alcol o di caffeina
• Fumo
• Uso di droghe (cocaina, amfetamine)
• Aritmie indotte da farmaci antiaritmici o da farmaci psicotropi

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Sintomi: quando preoccuparsi

Come abbiamo già sottolineato il riscontro di una aritmia cardiaca non è da considerarsi necessariamente espressione di una malattia del cuore. Tuttavia, al di fuori dei normali casi di adeguamento del ritmo cardiaco, la comparsa di una aritmia deve essere sempre considerata con attenzione. Ma quali sono i campanelli di allarme?

La sintomatologia dell’aritmia cardiaca è variabile e richiederebbe una descrizione ben più dettagliata di quella che seguirà. Infatti, come si è visto, le aritmie sono tantissime, ognuna con una sua fisiopatologia particolare e ognuna causata da fattori diversi. Ciò fa sì che i sintomi siano numerosi e la presenza/assenza di uno di questi contraddistingua la singola aritmia. In generale, il quadro sintomatologico si aggrava di pari passo con la gravità dell’aritmia manifestata da un paziente.

Ecco un elenco dei sintomi generali principali:

• Tachicardia (o cardiopalmo/palpitazione)
• Bradicardia
• Battito irregolare
• Dispnea
• Dolore al petto
• Ansia
• Capogiri e vertigine
• Senso di debolezza
• Affaticamento dopo minimi sforzi

Diagnosi e Terapia

Una visita cardiologica con auscultazione del cuore è il primo passo per diagnosticare un’aritmia. Tuttavia una semplice misurazione del polso può essere fatta da chiunque, non solo dal medico. Non ha la stessa attendibilità di un esame strumentale, chiaramente, e non informa delle caratteristiche dell’aritmia, ma è sicuramente una prima forma di indagine.

Nel caso in cui venga rilevato un battito troppo veloce o troppo lento o irregolare, il medico può richiedere alcuni esami, tra cui un semplice Elettrocardiogramma (ECG) o un Elettrocardiogramma dinamico secondo Holter attraverso il quale si può registrare l’attività elettrica del cuore per 24 o 48 ore, permettendo di svelare aritmie di breve durata e passeggere.

La terapia delle aritmie varia a seconda del tipo di aritmia e della causa che l’ha provocata. In alcuni casi si ricorre a farmaci e in altri a procedure di ablazione.

Le tachiaritmie sopraventricolari a volte si riescono ad interrompere o rallentare attraverso una manovra vagale (sono manovre che attivano il nervo vago che funge da freno), quali una espirazione forzata chiudendo naso e bocca, fare dei colpi di tosse ripetuti, massaggiare delicatamente i bulbi oculari. È sempre bene chiedere al proprio medico se queste manovre sono adatte al tipo di aritmia presentata.

In caso di tachicardia/fibrillazione ventricolare, la situazione può essere molto grave e la morte può intervenire nell’arco di pochi minuti, a meno che non si intervenga con un defibrillatore.

Per le bradicardie, come la malattia del nodo del senso o il blocco atrioventricolare si ricorre all’impianto di un pacemaker, un piccolo apparecchio che viene applicato sottocute, in genere sotto la clavicola, e che manda impulsi elettrici al cuore attraverso speciali fili metallici (elettrocateteri) posizionati a livello degli atri e/o dei ventricoli del paziente, per supplire al lavoro del sistema elettrico del cuore non più funzionante.

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Prevenzione

È possibile prevenire un’aritmia cardiaca? Non c’è dubbio che esistano una serie di misure utili a mantenere in buona salute il cuore e quindi a tenere lontane alcune delle cause scatenanti le aritmie (ipertensione, cardiopatia ischemica). Ecco le più importanti:

• Uno stile di vita sano con un’alimentazione equilibrata e varia
• Attività fisica regolare (concordata col proprio medico)
• Livello della colesterolemia sotto controllo
• Non fumare
• Limitato consumo di alcool
• Controllo del peso se in condizioni di sovrappeso o obesità
• Evitare stress fisici, lavorativi ed emotivi
• Imparare a gestire l’ansia, anche con tecniche di meditazione e yoga
• Non assumere farmaci tachicardizzanti (ad es. alcuni spray nasali e farmaci broncodilatatori)

(fonte: Ministero della Salute – Salute.gov.it)