[av_heading heading=’Riconoscere i sintomi di un ictus per intervenire con tempestività più le linee guida per poterlo prevenire.’ tag=’h3′ style=” size=” subheading_active=” subheading_size=’15’ padding=’10’ color=” custom_font=” custom_class=”][/av_heading]

Ictus è un termine latino che significa “colpo” (in inglese stroke). Si verifica quando un coagulo di sangue blocca un’arteria cerebrale o quando un’arteria del cervello viene danneggiata e si rompe, provocando interruzione dell’apporto di sangue ossigenato nell’area cerebrale. Avviene in maniera improvvisa (da qui il termine Ictus), e può colpire anche una persona in pieno benessere.

Quando si verifica un’interruzione dell’apporto di sangue ossigenato in un’area del cervello, si determina la morte delle cellule cerebrali di quell’area. Di conseguenza, le funzioni cerebrali controllate da quell’area (che possono riguardare il movimento di un braccio o di una gamba, il linguaggio, la vista, l’udito o altro) vengono perse.

In Italia l’Ictus è la terza causa di morte, dopo le malattie ischemiche del cuore e le neoplasie. Da luogo al 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la prima causa di invalidità. Colpisce più frequentemente dopo i 55 anni, raddoppiando le probabilità della sua insorgenza ad ogni successiva decade.

Ictus come riconoscerlo e come prevenirlo - Blog AbanoMed Abano Terme

Esistono tre tipi di Ictus:

Ischemico: quando le arterie cerebrali vengono ostruite dalla graduale formazione di una placca aterosclerotica e/o da un coagulo di sangue, che si forma sopra la placca arteriosclerotica (Ictus Trombotico) o che proviene dal cuore o da un altro distretto vascolare (Ictus Trombo-embolico). Circa l’80% di tutti gli Ictus è ischemico.

Emorragico: quando un’arteria del cervello si rompe, provocando così una emorragia intracerebrale non traumatica (questa forma rappresenta il 13% di tutti gli Ictus) o caratterizzata dalla presenza di sangue nello spazio sub-aracnoideo (l’aracnoide è una membrana protettiva del cervello; questa forma rappresenta circa il 3% di tutti gli Ictus). L’ipertensione è quasi sempre la causa di questa forma gravissima di Ictus.

Attacco ischemico transitorio o TIA: si differenzia dall’Ictus Ischemico per la minore durata dei sintomi (inferiore alle 24 ore, anche se nella maggior parte dei casi il TIA dura pochi minuti, dai 5 ai 30 minuti). Si stima che il 40% delle persone che presenta un TIA, in futuro andrà incontro ad un Ictus vero e proprio.

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Ma come si riconosce un Ictus Cerebrale? Quali sono i sintomi che contraddistinguono questa malattia? Ma soprattutto, si può prevenire l’Ictus?

I segnali dell’Ictus hanno la caratteristica di essere prima di tutto improvvisi. Tuttavia è fondamentale riconoscerne immediatamente i sintomi per poter intervenire quanto prima possibile. Questo consente di salvare vite e di limitare la comparsa di disabilità.

I sintomi principali, che si manifestano improvvisamente, sono:

  • un fortissimo e improvviso mal di testa, al di fuori della norma. Può indicare la presenza di una emorragia cerebrale
  • paresi facciale, quando un lato del viso non si muove bene come l’altro, ad esempio sorridendo
  • deficit motorio degli arti superiori, quando uno degli arti superiori non si muove o cade se confrontato con l’altro
  • improvvisa difficoltà nel linguaggio, quando si strascicano le parole o si usano parole incomprensibili o si ha difficoltà a parlare
  • improvvisa perdita di vista (o di una parte del campo visivo) a carico di uno o di entrambi gli occhi

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La presenza anche di uno solo di questi segnali rappresenta un forte campanello di allarme. Nel caso ci si trovi davanti ad una persona con uno o più di questi sintomi è fondamentale intervenire tempestivamente ed è inoltre importante annotare l’orario della comparsa dei primi segnali. Perché? Presso ospedali specializzati, dotati di “stroke unit” è possibile sottoporre il paziente colpito da Ictus Ischemico ad una terapia trombolitica (cioè che scioglie l’eventuale trombo). La terapia tuttavia ha efficacia se sottoposta entro 3/4 ore dall’esordio dei sintomi.

Altri segni che possono aiutare nell’identificazione dell’Ictus sono:

  • improvvisa perdita di forza e di sensibilità a carico di un braccio o di una gamba (specie se dallo stesso lato del corpo) o di una metà del viso
  • improvvisa perdita di equilibrio, comparsa di sbandamenti o vertigini
  • improvvisa incapacità di comprendere cosa le altre persone dicono

FAST, i test da fare per riconoscere l’Ictus

L’acronimo FAST, usato dagli americani, consente di ricordare facilmente alcuni test da fare nel sospetto che una persona sia stata colpita da Ictus. Vediamoli assieme:

F (come “Face” – faccia): chiedere ad una persona di sorridere e osservare se un angolo della bocca non si solleva o ‘cade’

A (come “Arms” – braccia): chiedere alla persona di sollevare entrambe le braccia e osservare se un braccio tende a cadere verso il basso

S (come “Speech” – linguaggio): chiedere alla persona di ripetere una frase semplice e valutare se il suo modo di parlare risulti strano (parole senza senso) o biascicato

T (come “Time” tempo): se è presente uno qualunque di questi segni, chiamare immediatamente il 118

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Cosa fare quando si sospetta che una persona sia stata colpita da Ictus

Nel momento in cui si sono manifestati e individuati i primi sintomi, la prima cosa che bisogna fare è chiamare il 118 oppure recarsi al pronto soccorso. Non bisogna aspettare! Nel momento dell’attacco ischemico non si può sapere se sarà transitorio e quindi senza conseguenze, oppure no. Per questo motivo la tempestività è fondamentale. In ospedale il paziente può trovare tutte le soluzioni terapeutiche del caso, purché la struttura di ricovero disponga di una Unità Urgenza Ictus (Stroke Unit), le unità di ricovero deputate alla cura dell’Ictus.

Se un individuo è colpito da infarto, qualsiasi ospedale con un reparto di cardiologia è in grado di affrontare questa emergenza. Nel caso dell’Ictus, occorre che l’ospedale disponga di una Stroke Unit, ma spesso i pazienti colpiti da Ictus vengono portati al pronto soccorso più vicino e soltanto successivamente trasportati nell’ospedale dedicato. In questo caso si perdono minuti importanti, perché la cura per l’Ictus, che si chiama trombolisi, ha efficacia se somministrata nelle prime tre/quattro ore dall’attacco ischemico.

A questo link trovate un elenco degli ospedali che hanno una Unità Urgenza Ictus – Stroke Unit (aggiornato al mese di novembre 2014): Unità Urgenza Ictus – Stroke Unit in Italia

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Prevenzione

Si può prevenire l’ictus?

Sì! Nella fase asintomatica, cioè prima che si manifesti la malattia (prevenzione primaria), quando ci sono stati i primi campanelli di allarme, cioè dopo il primo TIA (prevenzione secondaria), o quando si sia verificato il primo ictus (prevenzione terziaria).

In tutte e tre le situazioni, le tappe fondamentali sono: controllo dei fattori di rischio, cambiamento delle abitudini alimentari e dello stile di vita e cure mediche quando non siano sufficienti gli interventi comportamentali.

Il 50% degli ictus ischemici potrebbe essere prevenuto infatti semplicemente modificando lo stile di vita (astensione dal fumo, regolare attività fisica e alimentazione corretta). Le linee guida predisposte dalla comunità scientifica internazionale parlano chiaro su come si deve fare la prevenzione, e quali siano i fattori di rischio che, se conosciuti, possono mettere al riparo dagli attacchi devastanti dell’Ictus.

Alcuni fattori di rischio non sono modificabili come l’età, il sesso (l’Ictus è più comune negli uomini che nelle donne, ma più della metà dei decessi per Ictus si verificano nelle donne), l’ereditarietà, lo stress e l’ambiente in cui si vive. Altri sono cosiddetti intermedi, ovvero prendono origine dal protrarsi nel tempo dei fattori di rischio modificabili, cioè le cattive abitudini, e sono ipertensione, diabete, obesità, aumento dei trigliceridi ed ipercolesterolemia.

Ma non bisogna spaventarsi. Molti dei fattori di rischio possono essere cambiati, controllati e trattati.

Ricordiamoci che l’Ictus si può curare e di Ictus ci si può “non ammalare” o almeno si possono ridurre le possibilità di esserne colpiti.

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Come si può prevenire l’Ictus

Ecco le principali linee guida per la prevenzione dell’Ictus:

  • Smettere di fumare: è molto importante, perché il fumo raddoppia il rischio di Ictus (il fumo facilita la formazione di placche aterosclerotiche, danneggia le pareti dei vasi, facilita l’aggregazione piastrinica)
  • Seguire un’alimentazione sana: l’alimentazione deve essere varia ed equilibrata; non superare i 5 grammi di sale al giorno; limitare il consumo di grassi, in particolare colesterolo e grassi saturi, contenuti nei prodotti di origine animale; consumare almeno 5 porzioni al giorno fra frutta e verdura; consumare il pesce almeno due volte a settimana; limitare il consumo di dolci; assicurare un adeguato apporto di fibre attraverso il consumo di cereali integrali (pane, pasta e riso) e legumi. Alcuni nutrienti hanno un’azione protettiva: i grassi omega-3 contenuti nel pesce, le fibre, il potassio (contenuto nella frutta e verdura) e il calcio (consumare regolarmente latte scremato e latticini a basso contenuto di grassi), gli antiossidanti come la vitamina C ed E (contenuti nella frutta e verdura)
  • Praticare regolarmente dell’esercizio fisico (almeno 30 minuti, tutti i giorni) di tipo aerobico (es. passeggiare a passo svelto, andare in bicicletta, nuotare, ballare, fare le scale a piedi)
  • Dimagrire se in sovrappeso, riducendo la quantità di cibo consumata quotidianamente e aumentando la regolare attività fisica

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  • Non eccedere nelle bevande alcoliche. La dose massima consentita: 2 bicchieri di vino al giorno per gli uomini, 1 bicchiere al giorno per le donne da consumare preferibilmente durante i pasti
  • Controllare la pressione arteriosa regolarmente (se non si è ipertesi, va controllata almeno una volta l’anno), visto che l’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’Ictus. L’obiettivo da raggiungere è una pressione inferiore a 140/90 mmHg
  • Controllare i livelli di colesterolemia totale, LDL, trigliceridemia, glicemia, ricordando che i fattori di rischio sono modificabili attraverso un stile di vita sano e se necessario attraverso un’adeguata terapia farmacologica, che va protratta per tutta la vita, seguendo le indicazioni del proprio medico curante
  • Controllare il polso e se si ha la sensazione che sia irregolare, parlarne con il proprio medico curante. Tra le condizioni più a rischio di Ictus, la fibrillazione atriale, l’anomalia del ritmo cardiaco più diffusa, è responsabile del 20% degli Ictus. Curando la fibrillazione atriale è possibile evitare 3 Ictus su 4 dovuti a questa patologia, ovvero circa 30.000 casi di Ictus ogni anno in Italia. Delle Aritmie Cardiache abbiamo parlato anche in questo articolo: Aritmie cardiache: quando preoccuparsi

(fonte: Ministero della Salute)