Cos’è l’ipertensione, quali sono i fattori di rischio e come comportarsi a tavola per gestirla al meglio

La pressione sanguigna sale e si abbassa naturalmente, ma quando essa, a causa di diversi fattori, raggiunge livelli eccessivamente elevati e provoca il fenomeno denominato ipertensione, può trasformarsi nella causa scatenante di problemi al cuore, ai reni e persino al cervello.

I medici consigliano solitamente a coloro che soffrono di pressione alta di ridurre il consumo di sale a tavola. Esso si nasconde in numerosi alimenti, alcuni dei quali dovrebbero essere eliminati, limitati o sostituiti con prodotti meno dannosi.

Presso il nostro Centro Medico è disponibile un ambulatorio cardiologico per la valutazione dell’eventuale ipertensione oltre che un reparto nutrizione per l’impostazione di un piano nutrizionale adeguato. Responsabile di quest’ultimo è la Dott.ssa Eva Zabeo, alla quale abbiamo chiesto di darci qualche chiarimento e qualche consiglio utile in proposito.

Cos’è l’ipertensione?

L’ipertensione può colpire persone di ogni età, ma è più comune dopo i 40 anni. Quando la pressione arteriosa supera stabilmente i valori di 140/90 mmHg nel corso di ripetute misurazioni, si pone la diagnosi di ipertensione. Chi ne è affetto per lo più non manifesta alcun sintomo, anche con valori molto alti. Alcuni potrebbero soffrire di mal di testa, capogiro o acufeni ma di solito questi sintomi non si presentano finché l’ipertensione non è giunta a uno stadio avanzato, o addirittura pericoloso per la vita del paziente.

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Quali sono i fattori di rischio?

Solo nel 5-10% dei casi di ipertensione arteriosa si può definire una causa specifica legata ad una patologia sottostante. Nei restanti casi non è possibile, per cui si parla di ipertensione essenziale o ipertensione primaria. Numerosi sono i fattori che aumentano il rischio di sviluppare un’ipertensione essenziale: alcuni, come l’età, il sesso e la genetica, non sono modificabili, ma numerosi altri, come sovrappeso o obesità, vita sedentaria, abitudine al fumo, consumo eccessivo di sodio e insufficiente di potassio nella dieta, abuso di alcool e stress, possono essere tenuti sotto controllo.

Quanto sale al giorno?

In media consumiamo più di 10 grammi di sale a testa al giorno, che sono decisamente troppi se il nostro obiettivo è prevenire problemi di pressione arteriosa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non introdurre più di 2 grammi di sodio con la dieta giornaliera che corrispondono a circa 5 grammi di sale da cucina, che sono all’incirca quelli contenuti in un cucchiaino da the.

Poco sale abbassa la pressione arteriosa?

È stato dimostrato che una riduzione a circa 5 gr al giorno ha un modesto (1-2 mmHg) effetto nel ridurre la pressione sistolica nei soggetti normotesi, mentre risulta più pronunciato (4-5 mmHg) nei soggetti ipertesi.

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Quali sono i cibi più salati?

L’introito di sodio nella dieta quotidiana non è rappresentato soltanto dal sale da cucina aggiunto alle pietanze, ma proviene soprattutto dai quantitativi nascosti nei prodotti industriali e/o nei cibi artigianali. Secondo le stime della Commissione Europea, il sale presente nei cibi industriali o consumati fuori casa è più del 75% e quello aggiunto nelle preparazioni domestiche è solo il 10% circa. Ne sono ricchi il pane e i prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, merendine, cornetti e cereali per la prima colazione), i cibi disidratati con il sale (baccalà, alici, sarde ed aringa sotto sale; prosciutto crudo, speck, lonzino, capocollo etc.), i cibi macinati, impastati o mescolati con il sale (insaccati e formaggi), i cibi in salamoia o cotti in acqua salata e poi inscatolati (fagioli in scatola, tonno al naturale e sott’olio, verdure in barattolo ecc.), i cibi addizionati con glutammato di sodio (dado da brodo e piatti pronti) e bicarbonato di sodio.

Le quantità di sodio nascoste nel piatto

  • 300 gr di pizza rossa o bianca = 2 grammi
  • 50 gr di pane (una fetta) = 0.15 grammi
  • 20 gr biscotti dolci (2-4 biscotti) = 0.04 grammi
  • 50 gr di parmigiano = 0.3 grammi
  • 50 gr di prosciutto crudo dolce (3-4 fette medie) = 1.29 grammi
  • 50 gr di prosciutto cotto (3-4 fette medie) = 0.36 grammi
  • 50 gr di salame (8-10 fette medie) = 0.75 grammi
  • 100 gr mozzarella di mucca = 0.20 grammi
  • 20 gr Parmigiano grattugiato (1 cucchiaio) = 0.06 grammi

Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

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Come comportarsi?

La prima risposta è usare il buon senso per contenere il consumo di sale: fare attenzione a quello che stiamo per mangiare valutando approssimativamente il contenuto di sale e quindi di sodio. Buona regola può essere ridurne progressivamente il consumo sia a tavola che in cucina: infatti il nostro palato si adatta facilmente, ed è quindi possibile rieducarlo a cibi meno salati. Entro pochi mesi, o addirittura settimane, questi stessi cibi appariranno saporiti al punto giusto, mentre sembreranno troppo salati quelli conditi nel modo precedente. Buona regola è preferire il sale arricchito con iodio (sale iodato). Utile limitare il più possibile l’uso di sale nell’acqua di cottura degli alimenti e per insaporire le pietanze sostituirlo con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry). Importante è anche leggere le etichette nutrizionali: preferire i prodotti ‘a basso tenore in sodio’ ovvero alimenti con un contenuto di sodio non superiore a 120 mg/100 gr (da “Linee-guide dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione”).

Altri consigli utili…

Diversi studi hanno riportato il ruolo protettivo sul rischio di sviluppo di ipertensione arteriosa della dieta mediterranea. Si raccomanda soprattutto a chi già soffre di ipertensione di mangiare pesce almeno 2 volte la settimana e almeno 300-400 gr di frutta e verdura al giorno. Fondamentale inoltre ridurre quanto più possibile l’uso di zuccheri semplici e di alcol. Ultimo ma non per importanza, il cambiamento dello stile di vita: l’associazione di dieta, esercizio fisico e calo ponderale confrontata con la sola dieta è risultata determinare una maggiore riduzione della pressione sistolica.