[av_heading heading=’Un grasso sotto accusa e che fa discutere. Parliamo di olio di palma. Ecco cosa sapere.’ tag=’h3′ style=” size=” subheading_active=” subheading_size=’15’ padding=’10’ color=” custom_font=” custom_class=”][/av_heading]

Nell’ultimo periodo se n’è parlato molto, e tuttora è uno degli argomenti più discussi in ambito nutrizione e salute, tanto che anche l’Istituto Superiore di Sanità ha sentito l’esigenza, sollecitato da più fronti, di esprimersi in merito fornendo un suo parere tecnico scientifico “sull’eventuale tossicità dell’olio di palma come ingrediente alimentare”.

Sulla questione infatti, c’è ancora molta confusione: da un lato il sensazionalismo dei media dall’altro gli interessi delle multinazionali, in mezzo il consumatore che cerca di capire quale sia la verità ma soprattutto come agire al meglio per salvaguardare la propria salute.

Ma perché il “caso olio di palma” è scoppiato solo negli ultimi anni?

Il 13 dicembre 2014 è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo (N. 1169/2011) sull’etichettatura dei prodotti alimentari. In questo regolamento, tra le altre cose, viene richiesto alle aziende produttrici di alimenti di esplicitare il tipo di olio o di grasso utilizzato. Se in precedenza infatti era possibile indicare genericamente “oli vegetali” o “oli di origine vegetale”, ora vanno elencati tutti nel dettaglio e ciò ha permesso al consumatore di vedere effettivamente in quali prodotti è presente l’olio di palma.

In questi ultimi anni questo grasso ha avuto una cattiva pubblicità da molti soggetti diversi. Medici, associazioni di consumatori e associazioni ambientaliste sono stati sempre tutti concordi nel dire che l’olio di palma è dannoso (chi è preoccupato per la salute, chi per l’ambiente).

Olio di Palma Un grasso che fa discutere - Blog AbanoMed Abano Terme

Ma è davvero così dannoso questo olio? Davvero bisogna preoccuparsi così tanto e davvero c’è bisogno di petizioni per chiederne il bando? Cerchiamo di capirci qualcosa.

Innanzitutto è opportuno premettere che nessun alimento o ingrediente è definibile come “tossico” di per sé, e che gli eventuali effetti negativi sulla salute vanno misurati sulla base dei livelli di esposizione. In sostanza: solo la dose fa il veleno. Inoltre la valutazione degli effetti sulla salute di un alimento o ingrediente non può prescindere dall’analisi del regime dietetico complessivo e, più in generale, dello stile di vita.

La letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute, ma riconduce questi ultimi all’elevato contenuto di acidi grassi saturi dell’olio di palma rispetto ad altri ingredienti alimentari.

Ci sono infatti delle quantità massime di acidi grassi saturi che si devono assumere con la dieta che secondo i LARN 2014 (livelli di assunzione di riferimento dei nutrienti per la popolazione italiana) devono essere non superiori al 10% delle calorie totali. Il problema quindi non è tanto l’olio di palma in sé, ma la quantità che se ne assume e il fatto che sia un ingrediente molto comune nei prodotti industriali. Essendo praticamente insapore permette di addensare senza alterare il gusto del prodotto, ed è quindi prezioso per molte aziende alimentari. Inoltre è anche poco costoso, cosa che ne favorisce la diffusione.

Secondo l’OMS i bambini nella fascia di età 3-10 assumono 27,88 g/die di grassi saturi, un valore compreso fra 11-18 % delle calorie totali. Ovvero fino al 40% in più di quanto raccomandato. Di questi grassi saturi, 7,72 grammi derivano da alimenti con olio di palma aggiunto (merendine, biscotti, grissini, cracker, fette biscottate e prodotti da forno…). Anche per gli adulti il consumo giornaliero di saturi è di 27,21 g ovvero il 24% in più del dovuto.

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Non è quindi il singolo biscotto che deve far paura, ma l’abitudine nella giornata a mangiare tanti alimenti con oli ricchi in grassi saturi tramite prodotti confezionati come snack, panificati, piatti pronti etc.

Tra l’altro è da tener presente che nella dieta giornaliera sia dei bambini che dei soggetti adulti (soprattutto quelli a rischio come ipertesi, cardiopatici, dislipidemici…) non è consigliabile solamente una riduzione della quantità di acidi grassi saturi, ma contemporaneamente è necessario aumentare l’apporto di acidi grassi mono-insaturi e poli-insaturi contenuti in oli come quello di semi di girasole, di mais, di arachidi, facendo una dieta il più possibile varia ed equilibrata a base di nutrienti come gli omega 3 o acido linoleico od oleico, contenuti in alimenti come l’olio d’oliva, il pesce e altri oli vegetali.

Dovendo scegliere quindi se ridurre latte, burro, formaggi, carne, da una parte e biscotti e merendine dall’altra, ovviamente la scelta va indirizzata verso la moderazione dei prodotti da forno dolci e salati e dei cibi venduti nei supermercati che contengono olio di palma. Più in generale è da preferire sempre l’utilizzo delle materie prime.

Altra cosa su cui è importante fare chiarezza, è la differenza tra olio di palma e olio di palmisto. L’olio di palma non sempre è olio di palma: questo tipo di olio è infatti ricavato dalla polpa dei frutti della palma. Esiste invece un altro olio, chiamato olio di palmisto (in inglese palm kernel oil), che deriva dai semi della palma. La composizione di quest’ultimo è piuttosto differente da quella dell’olio di palma. Vediamole entrambe:

Composizione dell’olio di palma per 100 g di prodotto:

Acido palmitico: 43,5 g
Acido oleico: 36,6 g
Acido linoleico: 9,1 g

Composizione dell’olio di palmisto per 100 g di prodotto:

Acidi grassi saturi misti: 81,5 g
Acidi grassi monoinsaturi: 11,4 g

Mentre il primo è composto da acido palmitico (un grasso saturo associato normalmente a problemi di vario tipo come obesità, diabete, malattie cardiovascolari e quindi riconosciuto come generalmente dannoso per la salute), ma al tempo stesso anche da acido oleico (un grasso monoinsaturo, ovvero il componente principale dell’olio d’oliva associato a numerosi effetti positivi sulla salute); il secondo, l’olio di palmisto, è quasi totalmente composto da grassi saturi. Si tratta quindi di un pessimo ingrediente, molto dannoso per la salute di cui purtroppo è molto facile superare la dose raccomandata, perché ne basta poco.

C’è da dire inoltre che anche leggendo il regolamento europeo per l’etichettatura non è semplice capire se le aziende alimentari siano obbligate a scrivere “palma” quando è olio di frutto di palma e “palmisto” quando invece è olio di semi di palma, perché tecnicamente sono entrambi olio di palma, della stessa identica palma da cui si ricavano i frutti, la cui polpa va a fare un tipo d’olio e i semi un secondo tipo.

In conclusione quindi, la cosa migliore da fare come consumatori, è leggere con attenzione le etichette, cercando negli ingredienti la presenza di olio di palma e olio di palmisto, ma soprattutto verificando la quantità di grassi saturi, se l’etichetta lo esplicita. Se non lo esplicita, meglio rinunciare.

Olio di Palma Un grasso che fa discutere - Blog AbanoMed Abano Terme

Oltre alla questione alimentare merita un accenno anche quella ambientalista. L’Olio di Palma è infatti al centro anche di un grande dibattito sull’eco-sostenibilità e sul forte impatto che le coltivazioni di questo alimento stanno avendo sull’ambiente e sull’habitat di tigri e gorilla. Inoltre molte volte le terre per la coltivazione sono prese in maniera illegale e spesso la cosa sfocia in conflitti locali. È altresì documentato lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina nelle coltivazioni della Malesia, con ovvi problemi della sicurezza dei lavoratori.

Molte grandi aziende stanno promuovendo la loro adesione ad un progetto di coltivazione sostenibile: il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), la tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile. Tuttavia sono ancora molti i dubbi: quanto è credibile la certificazione di sostenibilità? Sull’argomento se ne è parlato anche in una puntata di Report.

Tra tanti articoli, alcuni di grossa accusa, altri di completa assoluzione, tra campagne pubblicitarie milionarie firmate dalle multinazionali e dalle lobby dei produttori e documenti ufficiali dell’ISS ci auguriamo di aver fatto un po’ di chiarezza e di avervi dato indicazioni utili e ragionevoli su come affrontare la “questione olio di palma”. Se avete ancora dubbi non esitate a scriverci sulla nostra pagina Facebok. La Dott. Eva Zabeo, responsabile del Reparto Nutrizione del nostro Centro Medico, sarà felice di rispondere.