[av_heading heading=’Pane nero: è davvero un pane molto più digeribile? E il carbone vegetale è un additivo che può essere usato senza preoccupazioni?’ tag=’h3′ style=” size=” subheading_active=” subheading_size=’15’ padding=’10’ color=” custom_font=” custom_class=”][/av_heading]

Vi è mai capitato di avvistare in panetteria, sul bancone del bar e al supermercato brioches, pane, pizze e persino dolci neri? Non si tratta di prodotti da forno con farine integrali né di segale, ma di preparazioni realizzate aggiungendo carbone vegetale.

L’argomento è controverso e ancora ci sono molti dubbi in merito:

Il pane nero è davvero un pane molto più digeribile e in grado di sgonfiare la pancia? E il carbone vegetale è un additivo che può essere usato senza preoccupazioni per colorare brioche, grissini e pagnotte?

Con l’aiuto della dott.ssa Eva Zabeo, responsabile del Reparto Nutrizione presso il nostro Centro Medico, cercheremo di fare un po’ di chiarezza in merito.

Pane Nero e Carbone Vegetale Facciamo Chiarezza - Blog AbanoMed

Innanzitutto: cos’è il carbone vegetale?

Il carbone vegetale è un additivo e più precisamente una polvere ottenuta da legno opportunamente carbonizzato che può essere utilizzato come colorante (secondo il Reg. CE n. 1333/2008), oppure come integratore alimentare, e quindi in pillole (Reg. UE n. 432/2012) grazie alle sue proprietà assorbenti dei gas intestinali.

In medicina il carbone vegetale viene usato da molto tempo. Viene fatto bere infatti come un antidoto a chi ingerisce sostanze tossiche, come funghi o altri veleni, e spesso si beve in dosi massicce anche prima di una lavanda gastrica. Questo perché il carbone vegetale è molto poroso: lega le sostanze che si trovano nello stomaco, le intrappola e impedisce all’organismo di assorbirle.

Negli ultimi anni, da farmaco per casi di avvelenamento, il carbone vegetale è diventato un integratore alimentare, assumendo la forma di pastiglie e barrette. In genere è consigliato alle persone che soffrono di stitichezza, pancia gonfia e meteorismo come rimedio “naturale” alternativo ai farmaci.

Le sue proprietà benefiche, dunque, sono riconosciute dalla comunità scientifica e note da diversi anni. Se avete mangiato o bevuto qualcosa di velenoso, averne una discreta quantità a portata di mano potrebbe tornarvi molto utile. Se avete digerito male o il vostro intestino è pigro, quello che ci vuole è una pastiglia di carbone vegetale.

Questo però non significa che pane o altri panificati contenenti carbone vegetale siano più digeribili e prevengano la stitichezza. Una cosa è l’utilizzo come integratore, un’altra è l’uso alimentare. Il carbone vegetale viene usato al momento del bisogno e chi lo mangia con continuità attraverso i prodotti da forno non può pensare di prevenire in questo modo i disturbi intestinali. L’effetto c’è, ma è talmente blando da non essere percepibile.

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Insomma il carbone vegetale non è nato per essere mangiato abitualmente. Motivo per cui, per l’uso alimentare, in Europa, non è considerato un ingrediente ma un additivo. Un semplice colorante il cui nome “in codice” è E 153.

Se negli Usa però, la Food and Drug Amministration ha vietato l’uso di questo colorante in quanto ritenuto cancerogeno, in Europa non esistono ancora studi approfonditi in merito e fino a poco fa neppure alcuna indicazione.

Di recente però, e più precisamente lo scorso 22 dicembre 2015, il Ministero della Salute si è espresso con un nuovo comunicato, portando maggiore chiarezza su un argomento così controverso. La nota 47415, indirizzata agli assessorati alla sanità delle Regioni e Province autonome, elenca infatti una serie di chiarimenti “in relazione alla produzione, denominazione ed etichettatura del cosiddetto “pane nero”, ossia un pane realizzato con l’aggiunta di carbone vegetale/carbone attivo, commercializzato con l’indicazione “pane, focaccia o pizza al carbone vegetale”. Si tratta di una nota molta dettagliata con la quale il Ministero della Salute non esclude l’utilizzo dell’E153, ma detta alcune regole.

Questi i chiarimenti contenuti nella nota:

“È ammissibile la produzione di un “prodotto della panetteria fine” denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (Reg. CE 1333/08 All. II Parte E)”

Questo però non vuol dire, specifica la nota del Ministero, che tale prodotto possa chiamarsi pane. Il comunicato prosegue infatti specificando:

“Non è ammissibile denominare come “pane” il prodotto di cui al punto 1, né fare riferimento al “pane” nella etichettatura, presentazione e pubblicità dello stesso, tanto nel caso in cui trattasi di prodotto preconfezionato quanto nel caso di prodotti sfusi (Articolo 18, Legge 580/67)”

La nota si preoccupa inoltre che non si confonda il consumatore:

“Non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto di cui al punto 1 alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante.”

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Se si vuole beneficiare delle proprietà salutistiche del carbone attivo quindi, meglio assumerlo (sentendo sempre prima il parere del proprio medico) sotto forma di integratore. In questo caso, per essere conforme alla normativa vigente, la confezione deve riportare la frase: “il carbone attivo contribuisce la riduzione dell’eccessiva flatulenza postprandiale”. Sull’indicazione in etichetta deve essere chiara la modalità di assunzione che specifica come “l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1 grammo almeno 30 minuti prima del pasto e di un altro subito dopo il pasto”.

Occorre ricordare che esiste la possibilità di interazione tra gli integratori al carbone vegetale e alcuni farmaci. Le capsule di carbone non vanno assunte in concomitanza ai farmaci perché ne limiterebbero la biodisponibilità, ma bisogna aspettare alcune ore.

Ma alla fine il carbone attivo è cancerogeno oppure no?

Come già precedentemente sottolineato, gli Stati Uniti non hanno mai autorizzato l’utilizzo di E 153 per scopi alimentari. Significa che nelle panetterie oltreoceano non troveremo mai i panini neri come la notte che siamo ormai abituati a notare nei forni italiani. La Fda (l’agenzia statunitense che si occupa di sicurezza alimentare) sospetta infatti che il carbone vegetale contenga sostanze cancerogene come il benzopirene, che sono un tipico prodotto ottenuto dalle combustioni.

L’equivalente europeo dell’Fda, però, la pensa diversamente. Nel 2012 l’Efsa ha pubblicato un parere scientifico che scagiona il carbone vegetale. Per le quantità minime in cui viene assunto, sostiene l’Efsa, non ci sono rischi che il benzopirene, di per sé presente in dosi infinitesimali, possa avere effetti nocivi sulla nostra salute. Anche perché, continua Efsa, “si comporta come un inerte: in sostanza non viene neanche assorbito dall’apparato gastro-intestinale”.

Nessun allarme, quindi. Pane, panini, biscotti e cornetti al carbone vegetale non fanno male, ma non hanno nemmeno quelle proprietà miracolose che spesso gli vengono attribuite.

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Potremmo dire in conclusione, che più che al consumatore, il pane nero fa bene soprattutto a chi lo produce. Le vendite di questo tipo di prodotti sono infatti aumentate negli ultimi anni e il prezzo al chilo va dai 6,50 agli 8 euro, contro i 3-4 €/Kg del pane di grano duro. Il doppio! Una bufala con la possibile aggravante della truffa. Il prodotto infatti è stato erroneamente considerato dai consumatori un prodotto salutistico. Per questo motivo viene venduto a prezzi stratosferici pur trattandosi di un alimento colorato con un pizzico di carbone vegetale dal costo irrisorio.

Il nostro consiglio quindi è quello di continuare a mangiare pane e altri panificati senza nessun tipo di additivi e coloranti e se proprio si vuole mangiare del pane nero, affidarsi a quello tradizionale fatto di farina di segale. E il carbone vegetale? Sì, ma solo come integratore e solo in caso di necessità e su consiglio del proprio medico o del nutrizionista.