Più frequente negli uomini e in aumento negli ultimi anni ecco cause, sintomi, terapia e pericoli della pericardite.

Il pericardio è una struttura a forma di sacco, costituita da due membrane, divise da un sottilissimo strato di liquido, che contiene e protegge il cuore. Quando si infiamma si va incontro alla pericardite, un processo infiammatorio durante il quale le membrane che costituiscono il pericardio diventano rosse e gonfie e può verificarsi un aumento di liquido tra i due foglietti (versamento pericardico). Quando tale aumento è eccessivo e consistente, esso limita la funzione di pompa del cuore.

La pericardite è in genere “acuta”, compare cioè improvvisamente, dura qualche settimana, e solo in rarissimi casi può essere fulminante e risultare letale per il paziente in quanto non si riesce a intervenire per tempo.

Frequentemente è silente, può essere cioè scoperta durante l’esecuzione di accertamenti cardiologici condotti per altra causa.

A volte può diventare “cronica” e durare cioè più di 6 mesi (pericardite essudativa cronica), con produzione di variabile quantità di liquido, o trasformarsi in un processo infiammatorio che causa ispessimento pericardico e costrizione delle cavità cardiache (pericardite cronica costrittiva).

Si parla invece di pericardite subacuta, quando si è davanti ad una forma intermedia tra la pericardite acuta e quella cronica. La pericardite subacuta ha un periodo di guarigione che va dalle sei settimane ai sei mesi.

Più frequente tra gli uomini di 20-50 anni, ma possibile anche nelle donne di tutte l’età, la patologia pericardica ha subito un aumento negli ultimi anni, probabilmente in seguito all’incremento degli interventi di cardiochirurgia, alla migliore sopravvivenza dei pazienti dializzati e neoplastici e al diffondersi dell’infezione da HIV.

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Stabilire le cause della pericardite non è semplice. I meccanismi che la possono ingenerare sono infatti diversi e si suddividono in due macro categorie: cause infettive e cause non infettive.

Tra queste vi sono:

  • Infezioni virali, batteriche o fungine
  • Traumi toracici
  • Radioterapia
  • Farmaci immunodepressivi, droghe
  • Malattie autoimmunitarie quali artrite reumatoide, lupus eritematoso, sclerodermia
  • Insufficienza renale (uremia), leucemia, AIDS
  • Tumori

La pericardite viene definita idiopatica quando non è riconoscibile né il meccanismo né l’agente causale, il che accade in buona parte dei casi.

I Sintomi

Sebbene in alcuni casi la pericardite possa essere asintomatica, spesso presenta invece dei sintomi caratteristici che possono mettere in allarme il soggetto colpito.

Il sintomo più frequente è rappresentato dal dolore, in genere precordiale o dietro lo sterno (anche irradiato al collo, al braccio sinistro, al dorso, più di rado all’addome); può essere violento o appena percettibile; quello tipico è un dolore acuto a pugnalata, può avere anche carattere urente, sordo o oppressivo. Peggiora con l’inspirazione e in posizione supina, quando si fa un colpo di tosse o inghiottendo; può essere alleviato dalla posizione seduta e chinandosi in avanti.

A volte è presente anche febbre o febbricola, astenia od altri sintomi quali sudorazione fredda, modica dispnea, tosse secca, palpitazioni, specie se la pericardite è causata da un’infezione.

Sebbene similari, i sintomi non vanno confusi con quelli di tipo anginoso.

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Diagnosi

Per eseguire una corretta diagnosi di pericardite il medico deve prendere in considerazione diversi parametri tra cui l’esame obiettivo del paziente, l’anamnesi e la descrizione dei sintomi. Posto il sospetto di pericardite si potrà proseguire con le indagini strumentali e di laboratorio che serviranno a confermare o smentire la diagnosi.

Già all’esame obiettivo cardiologico è possibile rilevare, attraverso lo stetoscopio, la presenza dei cosiddetti “sfregamenti pericardici”, i quali indicano che c’è presenza di liquido fra i due foglietti infiammati.

Per la diagnosi è però fondamentale l’Ecocardiogramma, l’esame più indicato in tutte le forme di pericardite, che permette di evidenziare la presenza di versamento e l’accumulo di liquido (spazio privo di echi) fra i foglietti pericardici, anche di modesta entità. In caso di pericardite costrittiva (una complicanza della pericardite acuta) può mostrare l’ispessimento e l’irrigidimento del pericardio.

L’Elettrocardiogramma può essere di ausilio nella maggioranza dei casi e anche nelle forme più lievi. L’ECG infatti può evidenziare alterazioni del ritmo cardiaco o della “ripolarizzazione ventricolare” ovvero dell’attività elettrica del cuore.

L’Rx del torace può evidenziare un allargamento dell’ombra cardiaca, da mettere in relazione all’accumulo di liquido, nei casi più imponenti.

In fine, alcuni esami del sangue possono agevolare la diagnosi, come un incremento degli indici di flogosi (PCR, VES, leucocitosi) e la ricerca di autoanticorpi.

Complicanze

In genere la pericardite ha un decorso benigno ed autolimitantesi. Tuttavia in alcuni casi possono verificarsi delle complicanze. Nello specifico:

  • Tamponamento cardiaco – L’eccessivo accumulo di liquido fra i due strati del pericardio crea compressione a carico del cuore che non può più svolgere agevolmente la sua funzione di pompa.
  • Pericardite costrittiva – L’infiammazione del pericardio, terminata la fase acuta, può far si che residui una cicatrizzazione dei foglietti che impedisce al cuore un adeguato riempimento durante la diastole limitandone, anche in questo caso, la funzione di pompa.
  • Pericardectomia chirurgica – Se il pericardio è danneggiato e diventa inflessibile, o se le pericarditi diventano spesso ricorrenti, bisognerà considerare la pericardiectomia ovvero l’asportazione chirurgica del pericardio, di parte o dell’intero sacco, secondo la severità. Anche se il pericardio aiuta a sostenere e proteggere il cuore, la sua rimozione non causa alcun danno, il cuore può funzionare perfettamente anche senza.

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Terapia e prevenzione

La terapia della pericardite dipende dalla causa da cui ha origine, ma in genere si basa sull’utilizzo di farmaci antinfiammatori (FANS) e aspirina ad alte dosi. Se la causa della pericardite è un’infezione batterica, andrà considerata una terapia antibiotica mirata.

Quando la pericardite non si risolve entro 1-2 settimane o si verificano recidive, può essere prescritta colchicina (un potente farmaco antinfiammatorio) per lunghi periodi di tempo.

Se compaiono sintomi di tamponamento cardiaco, ovvero la quantità di versamento è importante e mette a rischio il cuore, si ricorrere al drenaggio attraverso pericardiocentesi o ritagliando una piccola porzione di pericardio (pericardiotomia), per consentire il drenaggio del fluido nell’addome.

Anche gli esiti della cura dipendono dalla causa sottostante: la maggior parte delle persone guarisce nell’arco di poche settimane-mesi; a volte i sintomi si ripresentano (pericardite ricorrente); in alcuni casi non si arriva mai a guarigione completa (pericardite cronica).

Non esistono invece, purtroppo, misure di prevenzione.