Cause, sintomi, diagnosi e corretto trattamento della pubalgia in fase acuta e cronica.

La pubalgia è una malattia che si manifesta con un dolore localizzato inizialmente nella zona pubica, che poi si irradia alle cosce, all’inguine, ed al basso addome (a volte può interessare anche i glutei).

A soffrirne sono spesso gli sportivi, ma anche persone che, pur non svolgendo attività motoria impegnativa nel corso della quotidianità, incorrono in movimenti che condizionano dolori acuti in sede pubica o della piega inguinale.

Le cause della pubalgia e dei conseguenti sintomi (che possono essere più o meno intensi a seconda della gravità di quest’ultima) possono essere moltissime, ma si dividono fondamentalmente in tre categorie principali:

  • TENDINOPATIA INSERZIONALE – La pubalgia è causata da microtraumi ripetuti a carico dei muscoli adduttori della coscia e dei muscoli addominali. È la forma più comune di pubalgia.
  • SINDROME SINFISARIA – Causata da microtraumi indotti dai muscoli adduttori che agendo in allungamento e in modo non bilanciato fra i due arti creano una sorta di cedimento a livello della sinfisi. Questa situazione porta ad uno squilibrio della stabilità e dell’equilibrio del bacino. È questa una situazione che si viene a creare soprattutto nell’età dello sviluppo durante la quale la sinfisi è già di per sé più debole.
  • SINDROME DELLA GUAINA DEL RETTO ADDOMINALE – Molto comune nei calciatori, la pubalgia è causata dal gesto del calciare durante il quale si ha una forte tensione a livello della muscolatura addominale. Questa tensione a volte crea una fissurazione della fascia superficiale con conseguente stiramento e compressione a carico del nervo perforante che dà vita poi alla sindrome algica.

La pubalgia può anche verificarsi nel corso di una gravidanza (Sindrome dell’anello pubico o Sindrome di Lacomme), in particolar modo dopo il VI mese.

L’origine di questo dolore è da ricondurre all’aumento del peso del nascituro e al progressivo spostamento in avanti del baricentro, dall’aggiustamento in antiversione del bacino (la lordosi lombare aumenta) e dai movimenti in nutazione del bacino (apertura della parte inferiore del bacino), con conseguente allontanamento delle superfici articolari della sinfisi pubica.

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Un’attenta e corretta diagnosi da parte di un medico specialista, quale può essere un fisiatra o un ortopedico, aiuta a capire quale sia la cura migliore per la tua pubalgia.

È molto importante, per fare diagnosi, un’attenta anamnesi del paziente, un esame obiettivo generale con la somministrazione di test clinici e la consultazione di immagini radiologiche, quali le radiografie che mettono in evidenza eventuali fratture o alterazioni del pube, del bacino o del femore; l’ecografia si dimostra importante in quanto può escludere la presenza di un’ernia inguinale e può mettere in evidenza zone di flogosi, ematomi. La risonanza magnetica si dimostra l’esame migliore in quanto può dare informazioni dettagliate sia sulla situazione ossea, che sulle strutture muscolari e tendinee. Quindi a seconda del caso, il medico può richiedere esami di approfondimento come: la radiografia del bacino, l’ecografia e, se necessario, la risonanza magnetica.

Dopo un’eventuale diagnosi medica positiva, la pubalgia dev’essere trattata come segue:

Fase acuta:

  • Durante la fase acuta, è consigliato attuare il protocollo POLICE (protezione, carico ottimale, ghiaccio, compressione, elevazione) spesso usato per gli infortuni negli arti inferiori. Nel caso della pubalgia, alcuni di queste attenzioni possono aiutare nella gestione dell’infiammazione. Infatti, è consigliato stimolare il processo di guarigione dei tessuti danneggiati programmando la giusta quantità di carico e di attività da svolgere. Applicare ghiaccio inoltre contribuisce a sfiammare i tessuti colpiti e, quando possibile, mantenere gli arti elevati per favorire il rilassamento muscolare. In questa fase è molto importante sottoporsi a trattamenti elettromedicali, come laserterapia, tecarterapia o onde d’urto e a tecniche di terapia manuale, svolte dal fisioterapista, con la finalità di allentare le tensioni, allungare la muscolatura, rinforzare e creare sinergia tra tutti i distretti anatomici coinvolti.

Fase cronica:

  • Superata la fase acuta del dolore, per evitare recidive e ulteriori infiammazioni, ci si può avvalere di un chinesiologo per svolgere sedute di allenamento mirato a:
    • allungamento della muscolatura adduttoria e catena posteriore della coscia (attraverso stretching globale, stretching P.N.F. o metodo Mezieres);
    • esercizi propriocettivi mono e bi-podalici;
    • potenziamento dei muscoli retroversori del bacino, soprattutto del corsetto addominale;
    • sviluppo della forza (attraverso esercizi eccentrici e isometrici);
    • stimolo della coordinazione intermuscolare e riprogrammazione dello schema motorio con esercizi complessi;

Molto importante è non sottovalutare i campanelli d’allarme che ci indica il nostro corpo.

Lo staff di AbanoMed sarà felice e disponibile di programmare un colloquio gratuito per capire le tue esigenze e indirizzarti nel percorso più adatto a te.

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